Patrimonio documentale

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L’archivio

L’archivio del Magistrato di Misericordia è intimamente legato alla Istituzione stessa, costituita con la Legge d’Istituzione voluta dall’Arcivescovo Pileo De Marini il 23 gennaio 1419; infatti, non è un caso che il più antico documento conservato all’interno della raccolta archivistica sia un cartulario membranaceo risalente al 1419. A partire da questa data l’archivio diventa un testimone della storia della veneranda Istituzione, e quindi dell’intera città di Genova, e questo connubio si dipana in un continuum integro e compatto fino ad arrivare ai giorni nostri.
La consistenza attuale dei documenti custoditi nella sede del Magistrato supera abbondantemente le 60.000 unità archivistiche: si tratta ancora di un calcolo approssimativo, in attesa di una verifica più accurata che sarà eseguita in sinergia con la Soprintendenza Archivistica.
L’archivio del Magistrato di Misericordia può essere esaminato sotto due profili: quello artistico e quello storico-documentalistico.
La ricchezza e la bellezza del materiale conservato permettono una triplice chiave di lettura, che coinvolge diverse discipline legate strettamente fra loro: la Codicologia con la Sfragistica, la Storia dell’Arte, la Cultura materiale.
I materiali che formano i diversi supporti scrittori sono pelli conciate di animali (vitello, mucca e capra) e carte derivate dalla macerazione e lavorazione di stracci in cotone o lana; le legature che costituiscono i diversi registri rilegati sono formati per la maggior parte dei casi da piatti in cartone pressato o da assi in legno foderati di pelle lavorata a secco con bulini di diverse grandezze e dimensioni. Non mancano la presenza di capitelli “a corda” sui dorsi, borchie in ottone lavorato sui piatti,  angolari più o meno lavorati, e tagli in porpora o dorati; gli inchiostri utilizzati per vergare le diverse scritture sono molto brillanti, costituiti per la maggior parte da soluzioni ferro-galliche.
L’archivio del Magistrato offre anche interessanti riflessioni codicologiche ed artistiche: infatti, a corredo dei numerosi cartulari sono presenti un considerevole numero di pandette alfabetiche (indici) che presentano le coperte formate da fogli miniati derivati da antichi codici smembrati (testi medici, Vite dei Santi, Passio, Salteri, romanzi di ambito francese). La maggior parte delle miniature che decorano questi fogli sono costituite da iniziali “istoriate”, cioè il corpo della lettera iniziale contiene al suo interno singole figure o intere scene. All’interno di queste pagine miniate abbondano le drolerie, cioè le cornici delle miniature vengono rappresentate leggermente ricurve, da cui spuntano piccole foglie bi-trilobate, elementi tipici dell’arte gotica francese. Nei documenti più antichi appaiono chiaramente leggibili gli elementi che necessitano alla preparazione della pagina: la rigatura e la foratura.
Le unità archivistiche che costituito le differenti serie sono per la maggior parte a Cartulari e Filze.
I Cartulari sono libri di conto che, a partire dal 1476, registrano quotidianamente le entrate e le uscite, costituite per la maggior parte da elemosine, atti notarili e testamenti in estratto, e caratterizzano appunto la Serie della Contabilità. Questa serie, nella sua totalità ed interezza, offre uno spaccato continuo nel tempo (dal 1476 al 1839) della vita sociale, religiosa, economica di Genova e delle due Riviere.  Le Filze sono una tipologia documentaria tipicamente genovese e sono costituite da numerosi documenti ripiegati e “infilzati” da un lungo ago fissato ad una cordicella. La parte più significativa delle Filze compone Serie denominata Actorum, che raccoglie una serie di documenti fra il XV e il XIX prodotti dal Magistrato che contiene documenti di varia natura: ad esempio le numerose procure inviate a Genova da mercanti genovesi che si recavano a Costantinopoli o nelle diverse colonie genovesi della Crimea per affari o da altre persone residenti all’estero al fine di riscuotere i proventi delle elemosine alle quali avevano diritto come discendenti dei fondatori, oppure le copie lettere di argomenti diversi, o una serie di documenti redatti a Venezia su supporto pergamenaceo per consentire la riscossione di redditi a una nobile originaria di Costantinopoli e residente nella Serenissima.
Interessante è anche la sezione dedicata ai Testamenti, che raccolgono in preziosi volumi rilegati una cospicua serie di testamenti rogati fra il 1400 e il 1700 da importanti Notai genovesi, come pure gli alberi genealogici nei quali sono annotate le discendenze di famiglie nobili genovesi per attestare i diritti dei loro membri alla riscossione di sussidi e doti matrimoniali erogati da fondazioni sottoposte al controllo e all’amministrazione del Magistrato di Misericordia (secoli XVII-XVIII).

L’Archivio aderisce al Progetto Ceiar (Link: www.chiesacattolica.it) voluto dall’Ufficio Nazionale per i Beni Ecclesiastici (UNBCE), che ha il compito di promuovere, coordinare e supportare le attività di riordino e inventariazione degli Archivi ecclesiastici. Inoltre l’Archivio è iscritto all’Anagrafe degli Istituti Culturali (AICE) (Link: www.chiesacattolica.it/anagrafe/beniculturali/anagrafe/), nata per dare visibilità agli Archivi, alle Biblioteche e ai Musei e ai relativi servizi erogati, al fine di offrire agli utenti un dettagliato servizio di informazione e agli Istituti aderenti uno strumento di valorizzazione e tutela. Inoltre ha aderito a Manus on line (Link: manus.iccu.sbn.it), un data base che comprende la descrizione e le immagini digitalizzate dei manoscritti conservati sia in Archivio che in Biblioteca.